Arroccato in posizione strategica tra la Marca di Ancona e lo Stato di Urbino,
il borgo di Corinaldo ha il suo simbolo nelle imponenti mura rimaste
praticamente intatte dal Quattrocento.
Se ne può percorrere l'intera cerchia, lunga 912 metri, con una suggestiva
passeggiata guidata. Le porte, i baluardi, le torri di difesa, i merli
ghibellini a coda di rondine, i camminamenti di ronda contrassegnano il
paesaggio di questo raro esempio di città fortificata dove ad apparire
incongrui sono i segni della modernità, come le automobili o i fili della luce.
Perfetto set di un film di cappa e spada, Corinaldo ha il suo centro nella
Piaggia, una scalinata di cento gradini verso cui convergono le case in mattoni
rossi disposte a spina di pesce.
L'ordito urbanistico della città comprende numerosi palazzi gentilizi e
notevoli edifici civili e religiosi. Lo sviluppo artistico dei secoli XVII e
XVIII è dovuto principalmente alla presenza di grandi personalità come il
pittore Claudio Ridolfi, che a Corinaldo visse lungamente e morì, e l'organista
Gaetano Antonio Callido, che qui ha lasciato due eccezionali organi a canne,
uno dei quali donato alla figlia, monaca di clausura negli ambienti oggi
occupati dalla Pinacoteca civica.
Tra gli edifici pubblici, sono da vedere il Palazzo Comunale, bell'esempio di
architettura neoclassica con il lungo loggiato che dà su via del Corso, l'ex
Convento degli Agostiniani, costruito nella seconda metà del Settecento e ora
utilizzato come albergo, il Teatro Comunale (1861-69) intitolato a Carlo
Goldoni e la Casa del Trecento, che ospita la Pro Loco ed è la più vecchia del
borgo.
Le chiese rivelano tutta la spiritualità del luogo, rinforzata dalla lunga
appartenenza allo Stato Pontificio.
La Collegiata di S. Francesco ha origini antiche (1265) ma si presenta a noi
nelle forme della ricostruzione secentesca e, ancor di più, settecentesca,
quando fu edificato il convento (1749) e venne innalzata la nuova chiesa
(1752-59).
Il Santuario di S. Maria Goretti, con l'ex monastero ora adibito a Sala del
costume e Biblioteca comunale, ingloba con fattezze settecentesche l'antica
chiesa medievale di S. Nicolò. L'interno è un bell'esempio di tarda
architettura barocca e custodisce numerose opere d'arte, tra cui una grande
cantoria lignea che racchiude uno splendido organo di Callido del 1767.

La Chiesa del Suffragio, terminata nel 1640, fu in seguito demolita e
ricostruita per essere riaperta al culto nel 1779. Conserva il dipinto di
Claudio Ridolfi che era stato collocato sull'altare maggiore il giorno della
prima inaugurazione, il 6 gennaio 1641.
Un altro organo di Callido si trova nella cantoria lignea sopra la porta
d'ingresso della Chiesa dell'Addolorata, consacrata nel 1755.
In piazza S. Pietro il campanile è quanto resta dell'omonima chiesa, demolita
nel 1870 perché pericolante. Al suo posto troneggia un grande cedro
dell'Himalaya, piantato, pare, da un anticlericale affinché non vi si
ricostruisse un altro edificio religioso.
E ora torniamo alle mura. Il primo impatto del visitatore è con la
quattrocentesca torre dello Sperone, alta 18 m. e di forma pentagonale,
attribuita all'architetto senese Francesco di Giorgio Martini e più volte
restaurata.
Tra le torri, spiccano anche quella dello Scorticatore (dove le mura
raggiungono i 15 metri di altezza), quella del Mangano e quella del Calcinaro,
che prendono il nome dalla professione che svolgeva chi vi abitava.
Dalla Rotonda, invece, che fa parte dell'aggiunta rinascimentale terminata nel
1490, proseguendo verso il giro di ronda si accede ai Landroni, un corridoio
porticato derivato dalla sopraelevazione degli edifici seicenteschi lungo via
del Corso. Da lì si ritorna alle mura, che inglobano alcune imponenti porte
bastionate.
La parte più interessante della cerchia muraria è forse quella di Porta S.
Giovanni, in quanto conserva inalterati molti elementi di difesa.
L'architettura militare dell'epoca presenta in questo tratto tutto il suo
corredo di saettiere, archibugiere, beccatelli, piombatoi e merlature.
Girando verso il pozzo del Bargello si raggiunge la terrazza sopra l'arco della
porta, da cui si può ammirare - come ha fatto il principe Carlo d'Inghilterra
nel 1987 - il centro storico e la campagna sottostante, arrivando con lo
sguardo fino al Monte Conero nei giorni limpidi.
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